La saggezza del partigiano 

La saggezza del partigiano  – http://wp.me/p3jbwa-A9
Condivido pienamente e mi auguro che prevalga la saggezza degli Italiani affinché possa finalmente esserci un cambiamento, anche se minimo, è sempre un cambiamento. L’Italia è ormai ferma con le quattro frecce da troppi anni.  Così com’è adesso l’Italia non va bene, e sentire urlare certi politici NO, quei politici che da troppi anni dicono di voler cambiare l’Italia, ridurre costi, ecc.lo trovo assurdo. Oggi che si ha la possibilità di cambiare, non riesco a capire le motivazioni del NO se non quelle di volere un paese che vada alla deriva. Sarebbero stati più credibili se si fossero tutti uniti a voler veramente cambiare per migliorare il nostro paese, magari  modificando qualche punto, ma comunque cambiare. Questo volere a tutti i costi un Italia sempre più sottomessa non lo capisco. Per me tra lasciare tutto invariato e provare a cambiare, sono per il cambiamento.
Se gli scienziati, medici, ricercatori avessero ragionato come quelli a favore del NO, contro ogni cambiamento, oggi saremmo indietro anni luce anche in questi campi. Il provare a cambiare, provare nuove soluzioni è sempre un inizio verso qualcosa di buono.

Referendum 2016

SI= A favore del referendum proposto.

NO= Contrario al referendum proposto.

Non voglio fare politica, non è il mio campo, ma l’Italia è il mio paese per questo per me è importante che tutti decidano senza alcun tipo di strumentalizzazione da parte di chi ieri diceva il contrario di oggi e domani riderà per aver ottenuto tutto ciò  (NO).

Il NO è la vittoria di chi vuole mettere la testa sotto la sabbia, di chi vuole vendetta e di chi ha solo risentimenti.

Chi ama questo paese e auspica a un futuro migliore, vota SI, perché anche il più piccolo cambiamento significa un inizio.

Dimenticatevi di chi ha proposto il referendum e di chi è  contrario. Si tratta del nostro futuro. A vincere o perdere non saranno loro, ma noi. E se riusciremo a mandare via 315 di loro sarà già una piccola vittoria. 

Referendum, come sarà la scheda per votare (da LA STAMPA) – http://wp.me/p7AetR-4u

Sospiri di monaca

Le origini della ricetta sono confuse, anche se risulta essere un dolce molto antico, si conoscono più leggende dove i sospiri di monaca sono protagoniste.

Una di queste leggende narra che le suore di clausura del locale convento avessero confezionato questi dolci per il matrimonio tra il conte di Conversano e la notissima Lucrezia Borgia. Tutto era pronto per festeggiare degnamente le regali nozze, ma la sposa senza un motivo plausibile, non arrivò mai all’altare e agli ospiti che sospiravano per la lunga attesa, furono serviti per ingannare il tempo, i pasticcini delle suore.

Adesso il dolce:

Ingredienti:

Per il pan di Spagna:

80 g Farina

80 g Fecola

10 g lievito

240 g Albumi (circa 6)

50 g Zucchero

130 g Tuorli (circa 6)

60 g Zucchero

Vaniglia (mezzo baccello)

Scorza di mezzo limone 

Per la farcitura:

500 g Ricotta

80 g Zucchero 

50 g Gocce di cioccolato fondente

Per guarnire:

Zucchero a velo q.b.

Per la bagna:

125 g di acqua


50 g di zucchero semolato


qualche goccia di rhum (facoltativo)

Fare uno sciroppo facendo bollire tutti insieme gli ingredienti.

Preparazione:

In una terrina unire le uova allo zucchero e a un pizzico di sale e sbattere a bagnomaria per 15-20 minuti fino a ottenere un impasto molto chiaro e spumoso. Aggiungere poco alla volta la farina setacciata amalgamando dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto.

Versare l’impasto in una sac à poche con bocchetta larga e liscia e formare dei dischi di 8 cm circa su una teglia precedentemente imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per 20 minuti circa. Dopodiché aprire parzialmente lo sportello del forno e tirare fuori i dischi di pan di Spagna solo quando si saranno raffreddati quasi del tutto. A quel punto spostare i dischi su una griglia per farli asciugare per bene.

Per la crema di ricotta

Mettere la ricotta di pecora a sgocciolare in un colino e riporla in frigorifero, quindi setacciarla e mescolarla per bene in una terrina insieme allo zucchero e alle gocce di cioccolato.

Come realizzare i sospiri di monaca 

Tagliare a metà i dischi di pan di Spagna, spruzzare un po’di bagna in entrambi i dischi e farcirli con la crema di ricotta. Quindi cospargere i sospiri di monaca con abbondante zucchero a velo.

Roccalumera terra di S. Quasimodo

Etimologicamente, Roccalumera deriva dal cognome della famiglia La Rocca, il cui castello si può ammirare a Nizza di Sicilia, e dal nome della contrada “Lumera” o “Alumera”, cosiddetta per la vicinanza delle miniere di Allume.
Paolo La Rocca, cavaliere di S. Giacomo della Spada, sposò, sul finire del ‘500, Caterina Settimo Paruta, da cui ebbe un figlio, Giovanni, che a sua volta sposò Isabella Lanza Abbate, vedova di Antonio Colonna Romano, barone di Fiumedinisi.

Isabella ereditò dal marito defunto, come feudo, il bosco di S. Michele, un tempo territorio di Fiumedinisi, portandolo in dote al marito. Fu dunque per effetto di questo matrimonio che il La Rocca riunendo i due territori limitrofi, dette origine alla terra di Roccalumera.

Il primo proprietario del feudo di Roccalumera è stato il il marchese Pietro Rocca e Lancia nel 1627 per privilegio di Filippo  IV, il quale è stato anche principe d’Alcontres nei Bruzi. Per successione il feudo giunge a Caterina, pronipote di Pietro Rocca, unica erede, andata in moglie a Michele Ardoino, marchese di Floresta e principe di Palizzi in Calabria. A seguito dei nuovi lasciti ereditari i borgo passa dagli Ardoino ai Moncada, per avere Flavia Ardoino (nipote di Michele) sposato Vincenzo Moncada, primogenito del principe di Calvaruso.

Il titolo di marchese di Roccalumera, aveva fra le sue attribuzioni il sedere nel Parlamento siciliano, fruire del mero e misto impero, ossia esercitare il diritto di grazia e giustizia, tanto da nominare direttamente persino i magistrati. 

Il nucleo originario del paese divenne il borgo di San Michele, già abitato nel corso del XIII secolo, epoca a cui risale l’omonima chiesetta. Roccalumera, durante il feudalesimo, fu sotto il dominio di vari feudatari: La Rocca, Ardoino e infine Stagno. Dopo la costruzione dell’Universitas, a “Roccae Alumarie”, comprendente l’odierna Nizza di Sicilia, fu concesso il titolo di Marchesato.

Successivamente nel 1816, come gran parte delle Ex Universitae baronali di Sicilia, divenne comune autonomo con l’attuale denominazione.

Del paese di Roccalumera è figlio Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura: qui vi nacque e morì il padre, e qui nacquero e morirono i nonni paterni. La nonna Rosa Papandrea, originaria di Patrasso, è personaggio chiave al fine di comprendere la sua vena di grande traduttore dei classici, greci e latini. Qui ha ricevuto il battesimo il giorno 11 settembre 1901 nella chiesa della Madonna Bambina , del beato Francesco Maria Di Francia A Roccalumera, sulla via Umberto I, sorgeva la casa familiare, edificata da nonno Vincenzo. Qui Salvatore Quasimodo visse per molti anni, venendo sempre ogni estate presso i nonni a fare i bagni nel limpido Mare Jonio, ed a giocare all’ombra della monumentale Torre Saracena ricordata nella poesia “vicino una torre saracena” che oggi è sede del parco letterario “Salvatore Quasimodo” di Roccalumera . Vi tornava spesso per venire a trovare i parenti.Qui venne subito dopo il conseguimento del Premio Nobel per la letteratura nel 1959, a rendere omaggio all’anziano padre. Qui si conserva la memoria storica di famiglia attraverso la testimonianza viva dei suoi cari, esposta nel Parco Letterario “Salvatore Quasimodo”. Oggi nella dismessa stazione ferroviaria ha sede il parco a ricordo della professione di ferroviere del padre e del nonno paterno di Salvatore Quasimodo. All’interno del giardino-museo sono parcheggiati cinque vagoni ferroviari merci trasformati in treno-museo con una galleria fotografica della famiglia Quasimodo; i vagoni sono simili a quelli dove la famiglia visse per mesi dopo il terremoto del 28 dicembre 1908 a Messina, come il poeta ricorda nella poesia Al padre; il giardino contiene piante descritte nelle poesie di Quasimodo. Nella biglietteria si trovano molti cimeli, tra i quali lo studio originale di Milano, la laurea dell’università di Messina e i certificati di nascita e di lavoro sia del poeta che della prima moglie Bice Donetti; inoltre è conservata la corrispondenza privata con personalità estere, e si possono visionare filmati delle teche Rai e di televisioni estere, come la cerimonia del premio Nobel, centro di orientamento, biblioteca e servizi multimediali, nonché nella Torre Saracena, di proprietà dell’agiata famiglia Mastroeni, dove sono esposte alcune opere di Quasimodo e dove è costudito un antico quadro delle antiche fattezze della torre , all’interno un museo virtuale sulla vita Roccalumeresese di Quasimodo.

A Roccalumera sono ispirate liriche, tra le più belle del canto poetico moderno, quali “Vicolo”, “Vicino ad una Torre Saracena”, “Lettera alla madre” e “Al Padre”. Qui Quasimodo ha tradotto testi e ha scritto versi. Nel Parco Letterario Quasimodo sono custoditi il suo studio, la sua sedia di lavoro e cimeli di grande valore. Nel Parco sono custodite interviste televisive del Poeta (concesse in esclusiva dalla Rai), la cerimonia integrale di consegna del Premio Nobel del 10 dicembre 1959 (concessa in esclusiva dalla televisione svedese), con un’installazione che pubblica i documenti desecretati solo quest’anno.

Buone vacanze!

Buon San Valentino!

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Farò della tua anima uno scrigno

Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima,

del mio cuore una dimore per la tua bellezza,

del mio petto un sepolcro per le tue pene.

Ti amerò come le praterie amano la primavera

e vivrò in te la vita di un fiore, sotto i raggi del sole.

Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane;

ascolterò il linguaggio della tua anima

come la spiaggia ascolta la storia delle onde.

K. Gibran

Arcobaleno

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Anche se sono etero e ho una famiglia, oggi mi sento di schierarmi con chi non ha i miei stessi diritti e sperare che si colmi, anche se solo parzialmente, la distanza tra l’Italia e i paesi più avanzati dell’occidente. Il pregiudizio di pochi non deve fermare il diritto di tutti.
Con il pregiudizio alcuni tentano di tirare il freno. Ma se si tira il freno a una macchina in corsa si rischia di farla capovolgere.
Più diritti civili è una ricchezza per tutti.

Alcuni pensieri:

L’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio.
Denis Diderot

I pregiudizi, è ben noto, sono più difficili da sradicare dal cuore il cui terreno non è mai stato dissodato o fertilizzato dall’istruzione; essi crescono là, fermi come erbacce tra le rocce.
Charlotte Bronte

Chiunque distrugge un pregiudizio, un solo pregiudizio, è un benefattore dell’umanità.
Nicolas Chamfort

Non esiste errore utile al genere umano; non esiste pregiudizio che non abbia conseguenze più o meno terribili per la società.
Paul Henri Thiry d’Holbach

“I figli fanno famiglia, e la famiglia è fondamentale, qualsiasi essa sia, ognuno tira su i propri figli a modo suo, la cosa fondamentale è dare loro la giusta educazione, il giusto insegnamento”.
Eros Ramazzotti

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.
George David Aiken

I pregiudizi operano a tuo vantaggio, in apparenza. Ti tengono lontano da persone cose e idee che non conosci e che ti potrebbero dare dei fastidi. In realtà, essi operano contro di te, impedendoti di andare alla scoperta di ciò che non conosci.
Wayne Walter Dyer

I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione delle menti mediocri. La mente mediocre è incapace di comprendere l’uomo che rifiuta d’inchinarsi ciecamente ai pregiudizi convenzionali e sceglie, invece, di esprimere le proprie opinioni con coraggio e onestà.
Albert Einstein

In una società impregnata di tecnologia come la nostra, ma sempre più assediata da nuovi profeti, impeti di irrazionalità e falsa ricerca del meraviglioso, allontanarsi dalla scienza o permettere che venga demonizzata, significa in realtà consegnarci ai veri demoni: l’irrazionalità, la superstizione, il pregiudizio, ed entrare in un’epoca di nuovo oscurantismo.
Carl Sagan

Mi considererei il più fortunato dei mortali se riuscissi a guarire gli uomini dai loro pregiudizi. Pregiudizio io chiamo non già il fatto di ignorare certe
cose, ma di ignorare se stessi.
Montesquieu

Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.
Gesù di Nazareth

https://youtu.be/PVjiKRfKpPI

Non solo parole Maria ©

La befana

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Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

Giovanni Pascoli

Buona epifania a tutti

Non solo parole Maria ©

Buon 2016

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L’anno nuovo

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Rodari

Buon Anno a tutti

Non solo parole Maria ©

Analisi del 2015

Un altro anno trascorso con voi.
Grazie a tutti e Buon 2016!

Questo è quello che i folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato, un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.800 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 30 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.